OGNISSANTI E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI . UN PONTE TRA I VIVI E I MORTI. LE NOSTRE TRADIZIONI



Ottobre cede il passo a Novembre. Questa fine e questo inizio, come tutti sanno, si inebriano di  un sapore mesto e di un certo contorno di mistero. I miei nonni e bisnonni mi raccontavano spesso della particolarità che animava la notte tra l'uno e il due Novembre. Non so quanto di vero ci fosse in quelle parole e quanto di credenze tramandate e circolate di generazione in generazione, ma essi mi parlavano di un ponte temporale tra il mondo dei vivi e dei morti. A loro dire, in quella notte, le anime dei defunti potevano tornare sulla terra e recarsi nelle case dei propri cari ancora in vita. Ma prima di giungere a destinazione, entravano nei negozi di dolci e frutta secca e riempivano delle  calzette che poi avrebbero  posizionato sui lettini e culle dei piccoli abitanti di quelle dimore. Il dono voleva essere la prova della loro presenza ma anche il messaggio di non aver paura della morte in quanto essa è un "passaggio dall'altra parte" ma non un addio definitivo. Pertanto il ricordo, seppur nostalgico, deve caricarsi di affetto ma mai di timore. E a questo avvenimento si collega la tradizione di molti di noi, anche odierna, di lasciare tavole apparecchiate e candele accese, in cucina o sala da pranzo, per dare ristoro e indicare la via alle povere anime; addirittura nei racconti dei miei avi, alcuni viventi, buoni di cuore, riuscivano a vedere una lenta processione di lucine. Certo che la faccenda nel tempo ha sempre catturato la mia attenzione e mi sono documentata per trovare eventuali spunti di collegamento o semplicemente di riflessione. Le ricerche mi hanno condotto nel lontano Messico, laddove dal 28 Ottobre al 2 Novembre i propri cari vengono ricordati con vere e proprie feste di accoglienza. Il 28 si commemorano coloro che hanno lasciato la terra per cause violente, il 29 coloro che sono annegati, il 30 i morti soli e dimenticati, il 31 le anime dei  bambini e i primi giorni di Novembre tutti i defunti.  I familiari addobbano tavole e altari con fiori, cibo, latte, bevande, candele e foto dei propri cari. Tale festa, gioiosa e colorata, conosciuta nel mondo come  Il Dias de los Muertos, prevede che ogni giornata ricordi categorie di defunti in base alla causa della propria morte. Tornando in Puglia, a prescindere da usi e costumi (paese che vai, sfumatura di tradizione e credenza che trovi), questi giorni sono dedicati al culto e al ricordo di chi non c'è più. I cimiteri si affollano, come non accade tutto l'anno, le tombe si vestono dei fiori più belli e diventano  taciturne "intermediarie" tra l'aldiquà e l'altra parte. Cose giuste diceva il poeta Ugo Foscolo quando nel carme Dei Sepolcri diceva " All'ombra de' cipressi e dentro l'urne confortate di pianto è forse il sonno della morte men duro?" considerando il sepolcro la roccaforte di tutta una civiltà e quindi molto prezioso. Tutti i sepolcri devono essere curati e preservati con cura. In essi c'è un pò di storia di ognuno di noi.  Mi trovo d'accordo. I grandi non sbagliano mai.
 


 

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